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Sarebbe limitante considerare 12, l’ultimo film di Nikita Michalkov, come il semplice remake dello splendido La parola ai giurati di Sidney Lumet (anche se queste sono le premesse). L’impianto è lo stesso (una giuria di 12 cittadini deve esprimersi su un caso di omicidio a sfondo razziale), ma diversa è l’ambientazione e la necessità. Per Lumet si trattava di un giovane mulatto, considerato dalla maggior parte dei giurati colpevole per il solo colore della sua pelle; per Michalkov si tratta di un giovane ceceno, reo (fino a prova contraria) di aver ucciso il suo padre adottivo russo. Il regista russo, un tempo di livello con film quali Il sole ingannatore o Partitura incompiuta per pianola meccanica, galleggia ormai da tempo sulle acque un po’ torbide del consenso «politico» che la sua persona e i suoi film ricevono in patria.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76692