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A rrivato in Val Tidone nella casa di Carlo Zucca Alessandrelli, fondatore della terapia psicoanalitica di gruppo a Milano ed esperto nella terapia delle tossicodipendenze, avevo soltanto voglia di annusare un fiore. Parlare di Milano, no; tanto meno dal punto di vista psicologico, sebbene Zucca sia uno dei maggiori psicanalisti milanesi degli ultimi decenni. A un certo punto, ci siamo ricordati del «malato lontano» – la città – e della sua cartella clinica dove,, tra le molte patologie, sta scritta in rosso anche questa: solitudine…«La solitudine – ha commentato Zucca – è l’altra faccia di un malessere che sta diventando un’emergenza sociale e culturale: la dipendenza. Dal lavoro, dagli psicofarmaci, dal gioco d’azzardo, dalla pornografia, persino dalla solitudine stessa. A Milano pensiamo alla diffusione della cocaina».Lei è appunto uno studioso di addiction…«La storia parte da lontano: dal Paolo Pini, dove all’inizio degli anni Settanta stavo facendo il mio tirocinio nel Servizio di Psicologia Clinica. Fu in quel periodo che esplose il fenomeno della droga. Cominciarono ad arrivarci ragazzi – persino dal distretto militare – che presentavano sintomi molto strani. Pian piano confessarono di assumere hashish, oppure acido lisergico, sulla scia di Timothy Leary. Poi arrivò l’eroina, dal giugno 1972».Data precisissima… «L’impressione dei ragazzi che ascoltai all’epoca fu quella che qualcuno avesse aperto un mercato, e in modo massiccio.

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Ieri è stato il giorno dei rimorsi. Quelli che seguono un pestaggio immotivato, quello del cinese Tong Hongsheng, malmenato a Tor Bella Monaca da un gruppetto di sei minorenni, senza apparenti ragioni, forse per noia o per mire razziste. L’uomo, 36 anni e tre figli, è stato operato ieri mattina dai medici del Policlinico di Tor Vergata, che sono intervenuti per ridurre la frattura del setto nasale, proprio mentre in Campidoglio uno degli aggressori si «batteva il petto» davanti al sindaco Gianni Alemanno.Il ragazzino di sedici anni, accompagnato dai genitori, dal comandante dell’VIII gruppo dei vigili urbani e da Fernando Venditti, il consigliere municipale di An che giovedì ha assistito all’aggressione intervenendo in difesa dell’immigrato, è giunto in Comune poco prima dell’ora di pranzo.«Ho ricevuto lui e la famiglia – racconta Alemanno -. Erano in lacrime tutti e tre. Hanno chiesto scusa alla città di Roma e il giovane ha espresso la volontà di incontrare la vittima per domandargli perdono. Tutto questo non assolve l’aggressore, il giudice dovrà essere severo». «Il gesto della famiglia è comunque importante perché dimostra che c’è la consapevolezza che a Roma non ci può essere violenza, intolleranza e negazione della legalità – conclude Alemanno -. Qui i cittadini vengono giudicati per i loro atti e non per il colore della pelle. Un principio e un valore maturati a Roma da molti anni».

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Il più grande editor della letteratura contemporaneo? Negli Usa probabilmente è Gordon Lish (nato nel 1934), direttore prima di Esquire e poi di Knopf, soprannominato «Captain Fiction» per via del numero degli scrittori che ha lanciato nella sua straordinaria carriera (da Raymond Carver a Amy Hempel da T. C. Boyle a David Leavitt). Ma Lish non è solo un grandissimo editor, è anche un grande romanziere. A metà mese la casa editrice Nutrimenti pubblicherà il suo Caro signor Capote (uscito negli Usa nel 1983): è la prima volta che Lish viene tradotto in italiano. Il romanzo – scritto in uno stile che è l’apoteosi del minimalismo – racconta di un sedicente serial killer che scrive una lettera-confessione a Truman Capote e gli offre la possibilità di raccontare in un libro i suoi omicidi passati e futuri. L’assassino è infatti convinto che Capote trasformerà la sua storia in un best seller come A sangue freddo…

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